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Linee guida
CHIAMATA E CONVOCAZIONE
CONCETTI FONDAMENTALI
Cos’è
Le attività di chiamata e convocazione riguardano la gestione, il coordinamento e contatto coi donatori
per rispondere al fabbisogno trasfusionale effettivo attraverso la programmazione del momento di
donazione.
Obiettivi
• Garantire adeguato afflusso dei donatori;
• garantire la risposta al fabbisogno programmato di emocomponenti.
Titolarità
L’attività di chiamata è compito esclusivo dell’Associazione territoriale, mentre il Gruppo Convocazione
si occupa dei compiti operativi di contatto con il donatore.
Compiti
• Organizzazione dell’attività di chiamata;
• gestire relazione e convocazione del donatore;
• provvedere allo scambio informativo con il donatore;
• gestire le criticità segnalate dal donatore e dai referenti associativi.
Introduzione
La chiamata – convocazione è uno dei momenti fondamentali in cui AVIS entra in contatto
direttamente al donatore. Si tratta di un’attività importante a livello operativo, istituzionale e relazionale.
Dal punto di vista operativo, consente di coordinare i donatori per rispondere agli effettivi fabbisogni
trasfusionali, rispettando le caratteristiche di ciascun donatore e i requisiti per la donazione, garantendo a
tutti la possibilità di donare. Ciò richiede un adeguato rapporto e raccordo con le organizzazio ni sanitarie
e con i donatori. A livello istituzionale, l’attività di chiamata consente ad AVIS di concretizzare la propria
missione, veicolando i messaggi e i valori associativi, personalizzandoli a seconda delle necessità e delle
eventuali obiezioni dei donatori.
Svolgere l’attività di chiamata non significa solo effettuare la convocazione del donatore: rafforzare
l’efficacia di questa procedura presuppone un’adeguata programmazione e una gestione coordinata di
tutto il percorso anche successivamente alla donazione per il miglioramento della relazione con i
donatori stessi.
1. Titolarità della Chiamata e della Convocazione.
La chiamata - convocazione è compito esclusivo dell’associazione. Essa viene svolta a livello comunale
e/o provinciale e richiede il contatto diretto con il donatore o aspirante donatore.
L’attività di chiamata è un obbligo di legge sancito dalla firma della Convenzione e prevede un’adeguata
rendicontazione.
Per Chiamata si intende l’insieme delle attività di interazione con il volontario finalizzate alla donazione.
La Convocazione riguarda, invece, la fase specifica in cui Associazione e volontario comunicano per fissare
un appuntamento di donazione. Per essere maggiormente efficaci, chiamata e convocazione dovrebbero
essere gestite congiuntamente dalle associazioni AVIS.
2. Gli obiettivi della Chiamata - Convocazione.
Gli obiettivi della chiamata - convocazione sono:
1. garantire un afflusso di donatori adeguato alla struttura di raccolta;
2. garantire una risposta costante al fabbisogno programmato di emocomponenti evitando esuberi.
3. I compiti della Chiamata - Convocazione.
Il servizio di chiamata - convocazione presiede i compiti di:
1. organizzazione dell’attività di chiamata in base alle previsioni di necessità fornite dall’Azienda
Sanitaria/Ospedaliera e concordate con i Dirigenti Associativi secondo il reale fabbisogno di
emocomponenti, come indicato nella L.219/2005 articolo 5 e nel testo di Convenzione firmata dalle parti;
2. relazione con il donatore, valorizzando il suo ruolo e gesto durante la convocazione;
3. facilitazione dello scambio informativo fra l’Associazione e il donatore;
4. gestione delle situazioni critiche e problematiche riferite dal donatore.
4. I ruoli associativi relativi alla Chiamata - Convocazione.
L’attività di chiamata e di convocazione si articolano in due livelli di lavoro diversi, che si integrano e si
interfacciano:
1. l’Associazione territoriale, titolare della Convenzione, la quale si occupa degli aspetti politico -
programmatori della chiamata, coordinando e pianificando le attività per il raggiungimento degli obiettivi
e monitorando i risultati;
2. il gruppo di convocazione, che svolge i compiti operativi, occupandosi della convocazione vera e propria
del donatore, attraverso la conoscenza dell’agenda di donazione della propria sede e il monitoraggio dei
risultati dell’attività di convocazione.
5. Definizione e formazione del Gruppo di Convocazione.
La persona o il gruppo di persone addetti alle attività di convocazione, individuati dall’associazione a
livello comunale o provinciale, devono avere una adeguata formazione sui seguenti temi:
1. gestione dei database associativi;
2. competenze relazionali legate all’efficacia comunicativa;
3. conoscenze sulle procedure di prenotazione e sulle normative in materia di donazione;
4. conoscenze legate alla normativa sulla protezione dei dati personali.
6. Coordinamento delle attività di chiamata.
Le attività di coordinamento tra le esigenze territoriali e le associazioni dovrebbero essere gestite dai livelli
associativi sovraordinati. Le attività di coordinamento fanno riferimento ai seguenti nodi:
1. coordinamento con il Centro Regionale Sangue o la Struttura Sanitaria di riferimento . In questa sede
vengono determinati il fabbisogno specifico e le esigenze sanitarie del momento (tipologie di donazione
e gruppi sanguigni necessari);
2. coordinamento con le altre realtà territoriali per la suddivisione delle attività e degli obiettivi da
realizzare. Ad esempio, sarà importante che gli elenchi utilizzati per la chiamata – convocazione siano
regolarmente aggiornati rispetto al numero e alle tipologie dei donatori di ogni comunale per sapere su
chi sia possibile indirizzare l’attività di chiamata.
7. Pianificazione della chiamata e programmazione della raccolta.
L’attività di chiamata - convocazione è strettamente connessa alla programmazione della raccolta. Ha lo
scopo di valorizzare il dono e di permettere uno stretto raccordo tra l’esigenza sanitaria e la disponibilità
dei donatori. La strutturazione dell’attività di chiamata - convocazione deve essere in accordo con il
fabbisogno e le tempistiche comunicate dalle strutture sanitarie.
Nel pianificare l’attività di chiamata non può essere trascurata nemmeno l’assetto organizzativo e le
situazioni contingenti che interessano il punto di raccolta verso cui i donatori sono indirizzati.
8. Attività di convocazione e prenotazione della donazione.
L'attività di chiamata si concretizza con la prenotazione della donazione per fascia oraria, ossia la
convocazione del donatore. La prenotazione ha lo scopo di ottimizzare il percorso di donazione e garantire
il rispetto delle normative di sicurezza a tutela del donatore e degli operatori. Qualora sussistano sistemi
di prenotazione autonoma da parte del donatore, l’associazione ne gestisce il processo garantendo il
rispetto degli obiettivi di raccolta e disponibilità delle strutture.
9. Modalità di comunicazione nella convocazione.
Il gruppo di convocazione predispone modalità comunicative, relazioni e mezzi di chiamata differenti a
seconda del destinatario. Nel caso di nuovi donatori, donatori sospesi temporaneamente o inattivi è
preferibile il contatto diretto e/o telefonico. Per i donatori periodici è possibile utilizzare mezzi digitali e/o
automatizzati di comunicazione, anche se, per realizzare appieno gli obiettivi di chiamata - convocazione,
il contatto diretto, che consente una comunicazione bidirezionale con il donatore, è sempre preferibile.
10. Procedura e fasi della convocazione.
L’attività di convocazione del gruppo di convocazione viene svolta in base alle seguenti procedure:
1. contatto con il donatore, tenendo conto delle informazioni presenti nei database associativi e sulla sua
disponibilità alla donazione;
2. informazione e preselezione del donatore, nel rispetto della privacy ed in base ai requisiti di idoneità alla
donazione, per evitare la convocazione di donatori palesemente non idonei;
3. prenotazione del donatore, con comunicazione del luogo, data, ora della donazione e avvertenza su
documenti da portare e sulle condizioni da rispettare;
4. aggiornamento della piattaforma o database gestionali in base all’esito della convocazione.
Pianificazione del promemoria per il donatore prima della donazione. Successivamente alla donazione, il
gruppo di convocazione accerta l’avvenuta donazione. Inoltre, in coordinamento con il team di
accoglienza, vengono svolte le seguenti attività:
1. verifica del grado di soddisfazione del donatore;
2. rapporto su eventuali criticità o lamentele da parte del donatore;
3. monitoraggio del servizio e dei risultati della chiamata - convocazione.
Il team di convocazione riferisce all’AVIS territoriale di riferimento le informazioni raccolte.
» Approfondimenti sul tema dell'idoneità.
» Approfondimenti sui documenti e consigli precedenti alla donazione (alimentazione, etc).
11. Promemoria dell’appuntamento di donazione.
Per ridurre il numero di persone che, pur avendo prenotato, non si presentano per la donazione, è
opportuno introdurre una procedura di promemoria degli appuntamenti prenotati.
Per essere efficace, il promemoria deve arrivare al donatore 1 o, al massimo, 2 giorni prima della donazione.
Questo promemoria può essere fatto tramite telefonata, ma è più efficiente l’utilizzo di strumenti digitali
o di messaggistica telefonica.
12. Gestione delle lamentele e verifica della soddisfazione.
Le lamentele espresse dai donatori in fase di chiamata - convocazione devono essere raccolte e registrate
al fine di poter essere gestite dai referenti associativi.
Ove la lamentela riguardi la modalità di chiamata, l’indicazione del donatore deve essere tempestivamente
annotata nei sistemi utilizzati per la chiamata - convocazione per assicurare il rispetto della volontà del
donatore.
La verifica della soddisfazione del donatore è di importanza vitale per l’Associazione: serve alla
sede/gruppo di chiamata - convocazione per stabilire se l’attività di chiamata - convocazione è efficace e
in linea con gli obiettivi; serve anche a monitorare il grado di soddisfazione dei donatori verso l’Associazione
e i suoi servizi.
La verifica della soddisfazione richiede di considerare congiuntamente i dati della chiamata -
convocazione e quelli raccolti dal gruppo di accoglienza che riporta le esperienze dei donatori nel centro
di donazione. Questa verifica deve essere condotta periodicamente dagli organi associativi preposti.
13. Monitoraggio del servizio di convocazione.
Il gruppo di convocazione svolge un monitoraggio periodico del proprio servizio, al fine di ottimizzare le
procedure ed il successo della propria attività.
Indicatori fondamentali per la valutazione del servizio:
1. tasso di risposta totale (numero di risposte/numero di chiamate);
2. modalità di chiamata - convocazione utilizzate e relativo numero di risposte;
3. fasce orarie e giornaliere di chiamata e relativo numero di risposte.
» Modulo per il monitoraggio del servizio di convocazione e della soddisfazione del donatore
14. Il monitoraggio dei risultati della chiamata.
Il gruppo di convocazione in collaborazione con il gruppo di accoglienza e l’Associazione territoriale svolge
anche un’attività di controllo sui risultati finali del servizio di chiamata in base alle donazioni effettuate.
Indicatori fondamentali che devono essere presenti nel monitoraggio dei risultati sono:
1. la discrepanza tra prenotazioni e donazioni effettive;
2. il numero di donazioni effettive giornaliere secondo le fasce orarie;
3. il recupero dei donatori sospesi temporaneamente o inattivi.
Linee guida
ACCOGLIENZA
CONCETTI FONDAMENTALI
Cos’è
L’accoglienza riguarda tutte le attività di contatto e di relazione con i donatori in
particolare in sede di donazione, ma anche rispetto ai momenti di interazione differenti con
potenziali donatori.
Obiettivi
• Assicurare che la donazione sia un’esperienza positiva;
• stimolare la cultura del dono;
• raccogliere informazioni per migliorare la gestione delle fasi di donazione.
Titolarità
Il gruppo di accoglienza è composto dal gruppo operativo di addetti all’accoglienza e
dal gruppo di coordinamento, che si interfaccia ai dirigenti dell’AVIS di riferimento.
Compiti
• Creare un clima di fiducia con il donatore;
• promuovere l’importanza della donazione periodica;
• strutturare un percorso per il donatore appropriato al contesto di donazione;
• monitorare la soddisfazione e le problematiche sorte in sede di donazione.
Introduzione
L’accoglienza è legata a tutte le occasioni di contatto con il donatore, in particolare durante
il momento della donazione stessa. Le buone pratiche legate all’accoglienza possono
tuttavia essere adottate anche in negli altri contesti in cui i rappresentanti dell’associazione
entrano in contatto con donatori o potenziali donatori, come durante le attività di
promozione e chiamata.
Tutte le attività di accoglienza devono essere integrate per rafforzare il legame tra donatore
e associazione nel tempo e per migliorare la comunicazione e l’interazione reciproca.
L’accoglienza rappresenta un momento privilegiato in cui i principi avisini, che hanno
attratto i potenziali donatori, si concretizzano in dono.
1. Obiettivi dell’accoglienza.
L’attività di accoglienza persegue diversi scopi che si esplicano nelle fasi precedenti e
successive alla donazione:
1. assicurare che la donazione sia un’esperienza positiva per il donatore in modo che conservi
un ricordo positivo del suo gesto e decida di tornare a donare;
2. trasmettere informazioni che stimolino la cultura del dono e la partecipazione alla vita
associativa;
3. raccogliere informazioni utili sul donatore e sulla sua esperienza di dono per consentire un
miglioramento della gestione delle fasi di donazione.
2. I ruoli associativi dell’accoglienza.
L’attività di accoglienza del donatore è un’attività necessariamente collegiale. Il gruppo di
accoglienza è composto dai rappresentanti di AVIS addetti all’accoglienza e dal gruppo di
coordinamento, che si interfaccia ai dirigenti dell’AVIS di riferimento.
Il gruppo di coordinamento dell’accoglienza, composto da dirigenti associativi, ha il compito
di:
1. garantire un’adeguata formazione continua degli addetti all’accoglienza (anche mediante
incontri periodici di confronto);
2. trasmettere agli addetti all’accoglienza le informazioni associative che si vogliono veicolare
verso i donatori;
3. raccogliere e analizzare le informazioni raccolte dagli addetti all’accoglienza;
4. fare da tramite con i dirigenti dell’AVIS di riferimento;
5. collaborare alla risoluzione delle problematiche emerse dai donatori, proponendo le
necessarie azioni migliorative (ove necessario coinvolgendo i dirigenti dell’AVIS di
riferimento).
3. Definizione e formazione del gruppo di accoglienza.
Coloro che si occupano direttamente di accoglienza devono essere in grado di fornire al
donatore l’assistenza e le informazioni necessarie; inoltre devono collaborare con il
personale sanitario presente nel punto di raccolta, pur non occupandosi di questioni
specificatamente mediche.
Gli addetti all’accoglienza devono poter seguire un apposito percorso di formazione
prima di potere svolgere attività di accoglienza ed essere preparati sui seguenti temi
associativi di AVIS:
1. la mission e gli obiettivi;
2. lo Statuto;
3. i regolamenti e l’organizzazione associativa;
4. i principi etici;
5. il sito web e i canali di comunicazione associativi nazionali e territoriali.
Gli addetti all’accoglienza devono inoltre essere preparati sugli aspetti normativi legati
alla donazione, quali:
1. i requisiti necessari per essere donatore;
2. le tipologie e le procedure di donazione;
3. le domande più frequenti da parte dei donatori.
La preparazione degli addetti all’accoglienza (volontari o personale AVIS) deve essere
garantita attraverso il loro aggiornamento continuo, dovrebbero cioè essere previsti:
1. incontri periodici di allineamento, almeno con cadenza annuale, sui temi e capacità richiesti
per l’attività di accoglienza;
2. aggiornamento tempestivo, qualora riguardi variazioni significative del contesto in cui
operano (es. variazioni normative o regolamentari).
4. La relazione con i donatori.
Compito principale dell’addetto all’accoglienza è quello di instaurare un rapporto empatico
con il donatore, che si fonda, innanzitutto, sulla centralità del gesto di donazione e sul suo
impegno altruistico. Il percorso di accoglienza si basa anche sulla creazione di un clima di
fiducia tra il donatore e gli addetti all’accoglienza, indipendentemente dall’appartenenza
associativa del donatore. In tale contesto l’addetto all’accoglienza si fa portatore e testimonia
i valori associativi e l’importanza della donazione periodica.
La conoscenza e il supporto della motivazione al dono è fondata sullo scambio
interpersonale con il donatore o aspirante tale. È consigliabile che gli addetti all’accoglienz a
seguano una preparazione specifica sulle competenze relazionali e sulle capacità
comunicative da svolgersi attraverso apposite attività di formazione, possibilmente in
presenza e con valutazione finale dei partecipanti.
5. Il percorso di accoglienza al centro di donazione.
L’attività di accoglienza in un punto di raccolta è necessaria sia prima che dopo il
momento della donazione. L’addetto all’accoglienza accompagna il donatore in entrambe
le fasi, adattando la propria attività alle diverse tipologie di donatore.
Le attività preposte agli addetti all’accoglienza comprendono:
1. saluto e accoglienza iniziale del donatore/aspirante al momento dell’arrivo al punto di
raccolta;
2. indicazioni sulle fasi del percorso di donazione;
3. informazione sui temi riguardanti la donazione e la vita associativa;
4. vigilanza e assistenza dell’addetto all’accoglienza durante la fase del ristoro post-donazione;
5. raccolta di eventuali segnalazioni e/o lamentele del donatore;
6. ringraziamento del donatore quando lascia il punto di raccolta.
Durante questi momenti l’addetto all’accoglienza rispetta la privacy del donatore e si limita
a fornire chiarimenti sulle procedure relative alla donazione e sulle attività di volontariato a
esse connesse.
6. Organizzazione del contesto di accoglienza.
All'interno del punto di raccolta dovrebbe essere previsto un ambiente preposto
all’accoglienza stessa. In questo ambiente, gli addetti all’accoglienza devono essere
chiaramente riconoscibili tramite appositi segni di riconoscimento associativi.
L’organizzazione dello spazio di accoglienza avviene in accordo con la struttura sanitaria che
eventualmente ospita i volontari e con le altre associazioni di volontariato.
7. Il sostegno all’esperienza di donazione.
Scopo primario dell’accoglienza è il miglioramento dell’esperienza di donazione. Per
realizzarlo è necessario porre al centro il donatore attraverso la valorizzazione della sua
motivazione e facilitando lo svolgimento delle fasi precedenti e successive alla donazione. Il
sostegno prestato dall’addetto all’accoglienza si esplica attraverso l’ascolto e la conoscenza
dei bisogni e delle paure del donatore, con l’obiettivo di chiarire le sue incertezze e favorire la
periodicità del suo gesto.
L’addetto all’accoglienza NON fornisce indicazioni di tipo medico , ma rimanda al
personale competente per tali chiarimenti.
8. Gestione del malessere e delle reazioni avverse.
L'addetto che svolge attività di accoglienza alla donazione allerta il personale sanitario in
caso di malessere del donare. Se necessario rassicura gli altri donatori sull’accaduto e si
premura di ri-motivare il donatore colpito dal malessere dopo la ne dell’evento critico.
9. Monitoraggio della soddisfazione e delle problematiche.
Gli addetti all’accoglienza raccolgono le osservazioni e le indicazioni dai donatori
relativamente alla loro esperienza al punto di raccolta; in particolare, gli incaricati annotano
eventuali problematiche emerse durante la giornata di donazione o segnalate direttamente
dai donatori. Al termine del percorso di donazione individuale, è opportuno veri care due
parametri fondamentali:
1. il livello di soddisfazione del donatore;
2. eventuali problematiche o lamentele emerse.
Le procedure adottate per il monitoraggio e le informazioni raccolte dovrebbero essere
condivise e analizzate periodicamente dal gruppo di coordinamento dell’accoglienz a,
coinvolgendo anche il gruppo di chiamata e la sede AVIS.
Linee guida
PROMOZIONE
CONCETTI FONDAMENTALI
Cos’è
Promozione vuol dire divulgare e motivare la donazione, favorendo l’immagine di AVIS come identità
associativa integrata e coerente. Significa essere portatori dei valori etici e associativi fondanti.
Obiettivi
• Diffusione della cultura del dono e della solidarietà;
• promozione della raccolta di sangue e di emocomponenti;
• educazione alla salute e agli stili di vita sani;
• tutela della salute dei donatori e dei riceventi;
• promozione dell’appartenenza associativa.
Titolarità
In base alle dimensioni dell’associazione e alle attività di comunicazione svolte verso referenti interni ed
esterni, la sede AVIS può dotarsi di un gruppo di comunicazione/promozione.
Compiti
• Promuovere la donazione secondo i valori di AVIS;
• promuovere la figura del donatore e del volontario;
• monitorare e valutare le attività di promozione svolte.
Introduzione
Fare promozione in AVIS significa essere contaminatori positivi e diventare portatori dei valori del
volontariato, dell’inclusione e della solidarietà. Questo non si traduce solo nella trasmissione delle
informazioni da cui dipende la realizzazione dell’attività di donazione, ma riguarda espressamente i valori
etici e associativi fondanti di AVIS.
Lo scopo della promozione riguarda sia la fase organizzativa e operativa delle campagne di divulgazione
e motivazione alla donazione, sia la creazione di un’immagine e di un’identità associativa integrata e
coerente.
1. Obiettivi della promozione.
L’attività e le iniziative di promozione delle associazioni e sedi locali AVIS riguardano principalmente:
• la diffusione della cultura del dono e della solidarietà;
• la promozione della raccolta di sangue e di emocomponenti;
• l'educazione alla salute e agli stili di vita sani;
• la tutela della salute dei donatori e dei riceventi;
• la promozione dell’appartenenza associativa.
2. Promozione della donazione.
La promozione di AVIS è centrata sulle caratteristiche della donazione definite dallo Statuto:
• volontaria;
• periodica;
• associata;
• gratuita;
• anonima;
• Consapevole.
Nessuna attività o iniziativa promozionale può entrare in contrasto con questi principi.
3. Promozione della figura del donatore e del volontario.
Connessa al gesto di donazione, le Associazioni AVIS promuovono la gura del donatore, associato e
informato che, grazie a queste caratteristiche, costituisce un presidio fondamentale per la propria salute
e per quella del ricevente. I donatori e volontari AVIS, nella loro attività all’interno della comunità,
rispecchiano, inoltre, i seguenti valori:
• universalità;
• solidarietà;
• partecipazione civile;
• gratuita;
• anonima;
• difesa della salute.
4. Immagine Associativa.
Le iniziative promozionali AVIS condotte dalle sedi Comunali o equiparate, Provinciali e Regionali si
fondano sull’adesione ad uno stile e a simboli comunicativi comuni, quali il logo e gli elementi ad esso
connessi. La personalizzazione di tali elementi da parte delle Associazioni non deve inficiare la
riconoscibilità delle caratteristiche visive e dello stile comune de niti da AVIS Nazionale.
Manuale immagine coordinata.
5. Organizzazione di attività promozionali.
Le diverse iniziative promozionali condotte dalle associazioni AVIS, pur nelle loro specificità, dovrebbero
seguire le seguenti fasi organizzative:
• individuazione degli obiettivi promozionali;
• identificazione del contesto e dei destinatari;
• individuazione di responsabili dell’attività di promozione/progetto;
• individuazione degli strumenti necessari alla realizzazione del progetto;
• valutazione del budget;
• monitoraggio e valutazione dei risultati.
6. Condivisione di attività promozionali delle AVIS sovraordinate.
Il successo di un’iniziativa promozionale dipende dal suo livello di condivisione. Per questo le sedi
Comunali o equiparate, Provinciali e Regionali si impegnano a condividere, in base alle proprie possibilità,
le iniziative e campagne promozionali proposte delle AVIS sovraordinate. La realizzazione di questa
buona pratica presuppone l’attivazione di un adeguato meccanismo di coinvolgimento delle AVIS
immediatamente subordinate nella fase di definizione delle campagne promozionali e di
sensibilizzazione per le quali è richiesta la condivisione.
7. Definizione e formazione del gruppo di comunicazione / promozione
In base alle dimensioni dell’associazione e alle attività di comunicazione svolte verso referenti interni ed
esterni, la sede AVIS deve dotarsi di una struttura adeguata dedicata alla promozione e comunicazione.
Gli addetti alla comunicazione e promozione devono essere appositamente formati sui seguenti temi:
• le metodiche legate alla comunicazione;
• utilizzo dei canali tradizionali, digitali e dei social media;
• normative legate alla privacy e all’utilizzo di dati sensibili;
• il rispetto dell’immagine e dei valori Associativi presenti nello Statuto e nel Codice Etico.

8. Comunicazione su eventi critici di portata nazionale.
Qualora si veri casse un evento critico o emergenziale di portata nazionale che riguardi la donazione o il
sistema trasfusionale, le AVIS Comunali o equiparate, Provinciali e Regionali, si interfacciano con AVIS
Nazionale e fanno riferimento ai comunicati ufficiali emessi da AVIS Nazionale, accordando la propria
comunicazione esterna con essi.
9. Partecipazione ad eventi pubblici.
L’adesione ad eventi pubblici per finalità informative e promozionali sui temi della donazione, del
volontariato e della salute è consentita e incoraggiata per tutti i livelli associativi. Tali eventi NON devono
avere carattere politico e NON devono essere promossi da forze politiche nazionali o sovranazionali con
finalità divisiva. Si rimanda inoltre alle disposizioni dello Statuto di AVIS per quanto riguarda questi
argomenti.
10. Interazione con soggetti/enti pubblici e privati terzi.
La collaborazione con soggetti o enti pubblici o privati in merito ad iniziative promozionali è consentita
qualora l’attività e le finalità di questi ultimi non siano in contrasto con i valori associativi o con gli obiettivi
generali di promozione, con la gura del donatore/volontario e la natura del dono promosse da AVIS.
11. Monitoraggio e valutazione dei risultati della promozione.
Le attività promozionali condotte dai diversi livelli associativi dovrebbero prevedere una forma di
valutazione degli esiti raggiungi rispetto agli obiettivi prefissati per ciascuna specifica iniziativa. Gli indici
utilizzati per monitorare lo svolgimento e valutare l’efficacia della promozione dovrebbero essere scelti
prima dell’inizio delle attività e comprendere:
• criteri relativi alle risorse impiegate;
• l’impatto sociale dell’attività stessa.
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